(Inspirato dal racconto breve “Il diavolo nella torre campanaria” di Edgard Allan Poe)
... erano quasi le 12 nella piazza di un piccolo paese annidato tra ripide montagne i cui picchi, anche se era ormai estate avanzata, erano ancora coperti di neve.
Il cielo era cristallino ed una lieve brezza era riscaldata da un sole che sembrava brillasse specialmente per quel piccolo villaggio; un fatto piuttosto improbabile ma che tuttavia avrebbe potuto essere perché il villaggio era molto religioso e quindi benedetto da Dio. Non e' che il villaggio fosse religioso; lo erano gli abitanti . E tutti lo erano, uomini, donne, bambini ed anziani. L'amore, ed il timore, di Dio era tanto pervasivo che si credeva che perfino le vacche Lo adorassero. Ora, sappiamo che le vacche non sanno niente di Dio, ma agli abitanti del villaggio sembrava che i tocchi dei campanacci delle vacche andassero al ritmo di un canto Gregoriano. Come ciò fosse possibile non saprei dire, perché se le vacche non sanno niente di Dio come possono sapere di canti liturgici?
Ad ogni modo, stavo dicendo:
... era quasi mezzogiorno di un bel giorno di mezza estate ed una leggera brezza portava l'aroma dell'erba appena tagliata, una mietitura abbondante che stava seccandosi (grazie al prima menzionato sole) sui fianchi delle montagne; e la brezza portava anche lo scampanio dei campanacci delle vacche i quali, stessero o no andando al tempo di un canto Gregoriano, riempivano la valle di una melodia piacevole e pacificante.
Quindi tutto sembrava bello e piacevole, però consentitemi di darvi un poco di informazioni sul contesto.
I fatti di cui vi parlerò avvennero alcuni secoli fa, forse intorno al 1700. Non sono sicuro della data ed ancora meno lo sono sui fatti.... Sono passati tantissimi anni e gli abitanti del villaggio non lasciarono alcun resoconto scritto; la storia fu ripetuta molte volte attraverso i secoli fino a quando raggiunse Edgard Allan Poe che scrisse una breve storia circa questi curiosi avvenimenti. Dal tempo di Poe sono passati altri 150 anni e la storia può aver cambiato ancora per adattarsi ai tempi. Quella che segue e la mia versione.
Dopo circa cento anni dalla promulgazione delle 95 tesi che iniziarono la riforma protestante, dopo molte guerre relativamente brevi e molti trattati di pace che diedero luogo a periodi di una pace incerta ed ansiosa, un lungo periodo di guerra ininterrotta attanagliò l'Europa centrale; durò 30 anni, dal 1618 al 1648. Furono tanti, troppi anni di una guerra crudele; troppi anni di troppe guerre di troppa crudeltà. Quelle guerre furono particolarmente crudeli perché non erano fatte per qualche cosa di tangibile, erano per delle idee. In altre occasioni se un signore feudale voleva qualche cosa che un altro signore aveva, doveva solo inventare un pretesto, organizzare un esercito, uccidere il suo opponente, o essere ucciso, e prendere il bottino; o lasciare che l’altro lo prendesse. Fine della storia e, per il momento, fine della guerra.
Purtroppo quei 30 anni di guerra furono differenti; era una guerra sulle idee e l'unico modo per eliminare un’ idea ed essere sicuri che non rimanga nascosta in qualche angolo recondito della mente del tuo opponente e non ritorni perfidamente alla superficie nel futuro, l’unico modo dicevo, è ucciderlo.
Quindi quei 30 anni di guerra furono terribili, tanto terribili che una popolazione che viveva ai piedi di ripide, dure, inospitali montagne decise di cercare rifugio nella parte più alta di una valle; così difficile da raggiungere a causa della gola stretta e profonda, così remota, così fredda, così nevosa che nessuno fino a quel momento vi aveva stabilito un insediamento permanente. Solamente nei mesi più caldi qualche coraggioso, o disperato, allevatore del villaggio osava portare alcune vacche a pascolare lassù; per ritornare con un poco di formaggio e di burro, ottenuti con grande fatica, e molto probabilmente avendo perduto qualche vacca.
Ma all'inizio della guerra, dopo ripetute incursioni di truppe cattoliche, dopo ripetute contro-incursioni di truppe protestanti, i sopravvissuti abitanti del villaggio decisero di nascondersi nelle montagne. Fu difficile, ma alla fine sopravvissero alla sfida; prosperarono perfino! Finalmente furono in grado di costruire lassu’ una chiesa e così quello che era stato un semplice insediamento divenne ufficialmente un villaggio; anche se in verità prima della chiesa venne il cimitero ed un corpo sotto terra e’ un'àncora più forte di una chiesa sopra di essa. Ad ogni modo, ed in conformità con le leggi della natura, le tombe presto si moltiplicarono, ma così fecero anche le nascite che finirono per più che compensare le morti.
Trenta anni di guerre sono tanti e molti altri ne passarono e presto fu una turba di mocciosi quella che si riuniva intorno ai vecchi ad ascoltare incredibili storie di guerra e di violenza e di morte e di una fuga affannosa, portando a spalle i vecchi, trascinando slitte cariche di poche cose indispensabili su per la stretta valle, tra le scoscese pareti di roccia, bagnati dagli spruzzi gelati di un torrente impetuoso, voltandosi continuamente a guardare se i soldati, i mercenari, i banditi, i disperati affamati come loro, li seguivano per amazzare e per rubare quelle poche cose che erano riusciti a salvare.
Con il passare del tempo e mano a mano che i vecchi morivano, nei giovani rimaneva quel vago ricordo di una fuga che sembrava leggendaria e di una paura che non si poteva comprendere in quella adesso pacifica e prospera valle; si perché aver da mangiare e da coprirsi e legna per scaldarsi nei lunghi mesi invernali, questa era prosperità,
E gli anni passarono ed i giovani nati dopo l'esodo si erano fatti uomini maturi e già avevano figli, che a loro volta ebbero figli, e poi ancora figli che evitavano di spaventare con le storie dei nonni, le storie di soldati, di violenze e di morte. Così poco a poco il ricordo delle ragioni per le quali si trovavano dove erano, si stava sfumando. Quello che si stava consolidando nella loro coscienza collettiva era la convinzione che il loro modo di essere era quello giusto: l'unico modo giusto. Quello che era rimasto nelle loro menti, e che veniva instillato nelle menti dei giovani, era che tutto quello che saliva dalla pianura, attraversando quella gola stretta e buia era pericoloso; diabolico perfino. Per i più anziani le poche cose che occasionalmente, molto occasionalmente qualche intrepido mercante portava fino a loro, se non diaboliche eran quanto meno pericolose. Non c'era bisogno di un nuovo aratro, perché non c'era molta terra da arare; non c'era bisogno di un badile di ferro, perché i piccoli orti potevano essere coltivati con badili di legno; e non c'era bisogno di pentole di rame, perché le pentole di argilla erano adeguate. E, che Dio perdoni, non c'era bisogno di abiti sofisticati, specialmente abiti da donna sofisticati, perché le pecore producevano buona lana e le donne potevano tessere semplici e robusti tessuti con i quali confezionare semplici, decorosi e pudici abiti.
La vita scorreva in pace, calma e prevedibile; e quindi confortevole. Ed in quel splendido giorno d'estate, in pace con se stessi erano gli abitanti del villaggio mentre uscivano dalla chiesa. C’e’ da dire che il ministro Calvinista li aveva impressionati ed anche un poco angosciati con i suoi sermoni severi e terribili, recitati con voce tonante e resi minacciosi dalle sue occhiate fiammeggianti. Tuttavia, dopo un breve periodo di inquietudine, e con una come dire, maliziosa consapevolezza che 5 minuti di angoscia erano niente nei confronti dei 10,000 minuti che mancavano al prossimo sermone e che in quei 10,000 minuti avrebbero potuto chissa’, forse peccare; e se non peccare indulgere nel desiderio di peccare: ma poi un altro sermone e la vita sarebbe continuata come era andata prima; e come sarebbe andata dopo. Di questo ne erano sicuri. Quindi dopo il sermone, sotto il piacevole sole del mezzogiorno tornavano a sentirsi in pace con se stessi e con Dio.
Temo che sto ancora divagando; stavo dicendo:
... era quasi il mezzogiorno di una splendida domenica d estate.
All’uscire dalla chiesa i fedeli si sparsero per la piazza; le donne in animati capannelli, parlando di bambini, di cucina e di mariti; gli uomini in gruppi più piccoli, scambiando poche parole sul fieno che alla fine si seccherà, se non pioverà; del fatto che il latte risulta migliore se le vacche mangiano un fieno ben secco; di come le patate stanno venendo bene. Comunque, erano strane conversazioni; gli uomini parlavano ma guardavano furtivamente al grande orologio della torre campanaria.
- Quando sentirono il primo rintocco ogni uomo tirò fuori dal taschino del gilet l'orologio da tasca. Il rintocco risuonò lentamente, quasi mestamente, mentre gli uomini ancora si dicevano che se il fieno è ben secco il latte sarà più grasso ed il formaggio avrà un miglior sapore.
- Al secondo rintocco gli uomini aprirono la copertura dell'orologio con un movimento così sincronizzato che sembrarono le figurine di legno di un orologio cucù.
- Al terzo rintocco gli uomini guardarono con una punta di preoccupazione la lancetta dei minuti cercando di indovinare se andava un poco avanti o un poco indietro.
- Al quarto rintocco gli uomini stavano convenendo sul fatto che le patate vengono migliori se il terreno è stato concimato con lo sterco di vacca.
- Al quinto rintocco qualcuno sentenziò che il concime deve essere stagionato per due o tre anni.
Faceva caldo nella piazza, adesso che al brezza si era fermata, come se aspettasse di soffiare di nuovo solo quando fosse scoccato il dodicesimo rintocco del mezzogiorno.
- Allo scoccare del sesto rintocco uno degli uomini disse preoccupato che tre anni di stagionatura erano troppi: "il concime perde troppi insetti e vermi," disse.
- Arrivò il settimo rintocco e sembrò che lo scampanio delle vacche si facesse fievole, come se anche loro aspettassero il mezzogiorno per riprendere ad andare ed a brucare.
- Mentre l'ottavo rintocco si dispiegava sopra le loro teste gli uomini guardavano alla torre con un poco di ansietà; lo stesso tipo di ansietà, solo che allora era molto più forte, con la quale anni addietro guardavano alla gola buia e profonda per vedere se delle truppe salivano alla luce da quelle tenebre ostili, ma trascinandosi dietro le tenebre dell’odio e del dolore.
- Ondulando sulle vibrazioni del mono rintocco vennero alle loro menti i racconti degli anziani che dicevano che in realtà non importava se le truppe erano Protestanti, come loro, o Papisti, come i loro acerrimi nemici: erano comunque un problema; specialmente per le donne.
- Mentre il decimo ritocco saliva al cielo, sembrava che il cielo non fosse più così azzurro e brillante come prima.
- Quando l'undicesimo rintocco cadde sopra di loro, si sentirono sconsolati, come quando il Ministro gli ricordava che la natura dell'uomo è essenzialmente malvagia, che la Grazia Divina è elusiva, che solo Dio la concede e che l'uomo non può fare niente per meritarla ma solo aspettare e sperare fino al momento di morire: solo allora l’anima saprà se è in stato di Grazia.
Sembrava che il dodicesimo tocco non dovesse mai arrivare. Sempre era così; sempre il rituale di sincronizzare gli orologi era accompagnato dalla incomoda sensazione che il loro mondo fosse al punto di sgretolarsi. Una sensazione che sempre svaniva con il dodicesimo tocco ed i pollici e gli indici della mano destra si posizionavano sulla rotella dell'orologio e la giravano in una direzione o l'altra fino a quando tutti gli orologi indicavano la stessa ora, fino a quando le donne si sarebbero affrettate a riscaldare il ricco pranzo della domenica, fino a quando i campanacci delle vacche avrebbero ripreso lo scampanio di un canto Gregoriano.
- Ed il dodicesimo tocco risuonò.
Con una espressione sui loro visi che diceva che la tensione di un momento prima non era niente, che tutto andava bene, che tutto era come doveva essere, come il nostro Signore vuole che sia, e con tutti gli orologi sincronizzati, il pollice della mano destra incominciò a spingere la copertura dell'orologio che si sarebbe chiusa con il familiare "clap", mentre una brezza rinvigorita agitava i capelli sulle tempie degli uomini, i lacci delle cuffie sui generosi petti delle donne, i petali dei gerani nei vasi sui davanzali delle finestre, e si sentivano di nuovo i canti Gregoriani dei campanacci delle vacche.
Fu allora che risuonò il tredicesimo rintocco.
I pollici si irrigidirono, la brezza morì, i campanacci si silenziarono, le donne si fermarono immobili sull'uscio delle case dove il ricco cibo della domenica aspettava di essere riscaldato e forse non sarebbe stato riscaldato mai più.
In un primo momento gli uomini guardarono alla torre campanaria, ma poi si voltarono verso la gola delle tenebre; niente e nessuno saliva di là; il lungamente atteso, il tanto temuto pericolo non stava venendo. Non veniva di là.
Si voltarono nuovamente verso la torre campanaria. Niente si poteva vedere neanche là, ma gli abitanti erano sicuri che il Diavolo in persona doveva essersi introdotto in essa. Discese quindi su di loro la consapevolezza che ossessionandosi tanto sul pericolo esterno, avevano lasciato che il nemico crescesse fra di loro e adesso il villaggio era in balia del male.
Ernesto Meli
Rochester, Febbraio 2017
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