W il Nudo Artistico, Liberato!

 

Gli brillavano gli occhi come se stesse piangendo, ma non piangeva. Ogni tanto per avvicinarsi allo schermo raddrizzava la schiena. E piccolo lo era, a dire il vero, lo schermo: forse 15 pollici, ed in bianco e nero. Con scarsa definizione, perdippiu’; era come essere alla finestra di una casa nella  periferia milanese, di sera, in inverno, con la nebbia. Ma tant’è, le gambe delle gemelle Kessler valevano il piccolo sforzo di stare con la schiena diritta, invece di lasciarsi andare sulla poltrona e magari prendere sonno. Che ne avrebbe avuto ben diritto, visto che faceva un paio di scarpe su misura al giorno, e gli prendevano 12 ore, cioè dalla mattina alle sei fino al pomeriggio alle 7:00, sei giorni all settimana. L’unico suo diversivo era una partita a bocce alla domenica. E le gemelle Kessler al Giovedì sera.

 

Peccato che ad un certo punto passarono dalle collant di nylon trasparente a calze di lana nere. Che volete! Era la metà degli anni 60, ed il Vaticano aveva distaccato presso la RAI un vescovo che aveva il compito di assicurare il Santo Padre ( che era Montini a quei tempi)  che nulla andasse in onda che potesse turbare i sonni degli Italiani e sollecitare quei famosi pensieri impuri citati dal confessore nell’intimità del confessionale. Perché i pensieri impuri possono far sì che poi uno si “tocchi” e, orrore! raggiunga un orgasmo. E’ così che incomincia la decadenza degli imperi!

 

Che poi l’Italia un impero non era, tant’è che un povero diavolo doveva lavorare 12 ore al giorno 6 giorni alla settimana per procurare una vita decente alla sua famiglia. E quegli ipocriti gli toglievano l’unica decente distrazione, a parte le bocce!

 

Per fortuna la metà degli anni 60 non era lontana dal sessantotto, quando le cose presero a cambiare con una velocità che ancora oggi sembra impressionante. Si incominciarono a vedere più culi e più tette, sulle riviste e un pochino al cinema. Non alla Rai, ma qualche cosa su qualche TV privata. Noi giovani comunisti, aspiranti intellettuali di sinistra dicevamo: “il nudo quando e’ artistico non è pornografico”.

 

 

Nel 1968 vivevo a Trieste e una sera andai a vedere un film di Sidney Lumet, L’uomo del Banco dei Pegni. A quei tempi, negli anni sessanta, era abitudine entrare in sala in qualsiasi momento ed io entrai più o meno a metà del secondo tempo. La sala era strapiena, niente posti a sedere e gente ammassata contro le pareti. Mi stupii un poco di vedere che così tante persone erano interessate alla storia di un ebreo che gestisce un banco dei pegni e che viene internato in un lager, lui e la moglie. Ed era un film in bianco e nero, quando oramai erano tutti a sgargianti colori. E tuttavia la sala era stracolma. Si vede che gli italiani stavano vivendo un periodo di impegno sociale. Eravamo nel ‘68, dopotutto!

 

Mi armai di pazienza, aspettando appoggiato al muro che chi era entrato in qualsiasi punto del film se ne andasse e liberasse dei posti a sedere. Bene, ad un certo punto il protagonista supplica le guardie che gli dicano dove e’ sua moglie. Una di questa gli dice con fare ironico: “Vuoi vedere tua moglie?” Lo prende per la collottola e gli fa sfondare con la testa una finestra e lui vede la moglie seduta nuda su un letto coprendosi il seno con le braccia mentre una guardia si riveste. La seguente scena era molto più esplicita circa la sorte delle ebree, almeno quelle abbastanza giovani e bellocce; razza inferiore si, ma la fica è sempre fica. Un gruppo di donne sotto la doccia si lava e viene lavato dai nazisti. Restai sorpreso perché era la prima volta che in un film si vedevano donne completamente nude. Niente peli pubici ancora, che Dio non lo voglia. E la scena era piuttosto lunga, accompagnata da una musica eroica, la Toccata e Fuga in Re Minore di Bach. Povero Bach! Che uso improprio della sua musica che egli, essendo maestro di cappella della chiesa, componeva esclusivamente per la gloria del signore.

 

Bene. E cosa succede dopo? Dopo anni di campo di concentramento la moglie muore, ma lui si salva, va a vivere a New York, apre un banco dei pegni e vive amareggiato ed incazzato con tutto il mondo.

 

Ma cosa succede nella sala cinematografica? Succede che dopo tette e culi al ritmo della Toccata e Fuga, la sala si svuota! Evidentemente chi aveva visto la scena era rimasto nel cine, ciucciandosi per la seconda volta campi di concentramento e crudeltà assortite per poter vedere una seconda volta quelle tette e quei culi che erano così latitanti sugli schermi cinematografici ed assenti da quegli televisivi.

 

Per me fu una grande delusione e una grande fortuna. Quando negli anni successivi andai a vivere a Milano, al tempo dei grandi cambiamenti e dei grandi casini, quella delusione sofferta per aver constatato che c’è una grande differenza fra quello che si dice e quello che si fa, mi tenne lontano dagli estremismi che dilaniarono l’Italia e Milano in particolare. E questa fu la mia grande fortuna.

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