Il vento

 

 

 

Il vengo soffia forte in inverno.

 

Il vento soffia forte in inverno, a Genova.

 

Soffia forte anche il giorno della vigilia di Natale, perché il vento conosce le stagioni ma ignora le cose degli uomini.

 

Ed il vento dell’inverno scende rapido dalle montagne che circondano Genova, accelera nelle gole e si lancia sulle case della periferia, dove vivevo allora.

 

Il vento si infila nelle valli artificiali create dalle alte case arrampicate sulle colline, e ulula e grida e turbina fra i palazzi e non trova spazi dove calmarsi. Cerca di entrare nelle case ma le finestre sono tutte chiuse e sigillate e non trova dove infiltrarsi e allora si accanisce sulla biancheria stesa ad asciugare fra una casa e l'altra. Si accanisce sulla camicia del signor Vertutto, stesa ad asciugare fuori della casa di fronte, e agita le maniche come se volesse strapparle e gonfia le mutandone della signora Vertutto (che sono mutandone perché si e un po’ ingrassata negli ultimi tempi) e strapazza le mutandine delle bambine dei Vertutto che sono piccole e carine, le bambine, ma anche le mutandine, e se ne va a strapazzare altra biancheria di altre famiglie chiuse in casa a difendersi dal freddo e dal vento ed a prepararsi per la notte di Natale.

 

La mia mamma è seduta vicino alla finestra in cerca di luce e cuce qualche cosa che sembra l´orlo di una tovaglia Natalizia che tiene spiegata sulle sue ginocchia. Io sono seduto vicino a lei, sulla mia piccola sedia da bambino e guardo la mano che solleva l’ago con il filo e la abbassa per trafiggere la stoffa e la alza di nuovo e la abbassa con un movimento regolare, ritmico e tranquillo che sembra sfidare la rabbia  del vento che fa tremare i vetri della finestra perché vuole entrare ma la mamma ha messo una coperta contro la parte bassa della finestra per chiudere anche quelle piccole fessure attraverso le quali il vento potrebbe infiltrarsi.

 

Io guardo la mano della mamma che sale e scende con un movimento lento, regolare e tranquillo e guardo la biancheria stesa dalla signora Vertutto e chiedo alla mamma?

 

- Perché il vento urla tanto?

 

- Perché è nella sua naturalezza e perché ha freddo e vorrebbe entrare in casa per scaldarsi.

 

- E non lo possiamo fare entrare?

 

- No, non possiamo; la nostra casa è piccola e appena riscaldata e lui e’ troppo tanto e troppo freddo.

 

- E cosa farà allora? Poverino.

 

- Dopo aver esplorate le strade e le case andrà verso il mare che è ancora caldo per il sole dell’estate e li si riscalderà e si alzerà verso il cielo

 

Però intanto continuava ad urlare e strapazzare la biancheria della signora Vertutto e allora io avvicinavo ancora di più la mia seggiolina alla sedia della mamma. Mi confortava il movimento della mano con l’ago e con il filo e mi sentivo sicuro malgrado gli urli di un vento disperato. Io ero con la mia mamma e lui presto avrebbe trovato un mare tiepido e avrebbe potuto continuare il suo ciclo immutabile ed eterno.

 

 

Ernesto, Rochester Christmas 2022